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Mettici una prima parte di stagione travagliata, sia tua che della squadra in cui giochi. Mettici che hai fatto più errori da settembre a novembre che in tutta la scorsa stagione. Aggiungici che l’amministratore delegato della società in cui militi, appena entra in uno stadio per seguire te e i tuoi compagni, smette i panni del dirigente per vestire quelli del tifoso sanguigno. Ora non dimenticarti che lo conosci dai tempi in cui difendevi la porta del Monza, l’anno era il 1998.
RAPPORTO SPECIALE – Da questa bella frullata non possono che saltare fuori le spalle larghe di Christian Abbiati, abituate a reggere il peso delle critiche più feroci e – talvolta – ingiuste o incomplete. Salta però fuori anche un sorriso, non radioso ma nemmeno troppo amaro, perché appunto il capitano rossonero conosce bene il suppporter Adriano: “Il dottor Galliani è il primo tifoso del Milan, mi ha chiamato e mi ha detto che dopo un secondo gli era già passata. Mi vuole molto bene, lo so e me lo dimostra sempre. Per me è un argomento che non è mai stato neanche aperto” .
GLI INSULTI E LE SCUSE – In questione c’è ovviamente il labiale ingeneroso e spontaneo con cui l’a.d. del Diavolo ha apostrofato, sabato sera a Napoli, l’estremo difensore. Il suo chiarissimo: “che portiere di m…., che portiere del c….” ha fatto ormai il giro del web.